Le origini del make-up

La cosmesi come arte di curare e modificare il corpo risale a migliaia di anni fa. La prima testimonianza in tal senso proviene dall’antico Egitto. Gli egiziani infatti avevano numerosi rituali di bellezza. Il corpo veniva accuratamente depilato e lavato con una miscela di acqua e carbonato di calce, i gomiti e le ginocchia sfregate con la pomice per un peeling, e frizionate poi con olii di palma, di noce o di oliva. A tali ingredienti si riconoscevano infatti già numerose proprietà benefiche. Si passava poi al trucco del viso: dapprima si cospargeva la pelle con una polvere giallo ocra per donare riflessi dorati, mentre sulle guance veniva usata un’ocra rossa per donare colore. Le labbra erano sottolineate con un impasto di ocra rossa, mentre le unghie di mani e piedi ravvivate dall’henné. Anche se il punto focale del maquillage egiziano erano gli occhi. Utilizzavano la Kohl, una polvere di colore scuro composta principalmente di galena, malachite, antimonio e grasso animale, tutte sostanze lavorate che venivano applicate sugli occhi con un bastoncino per donare all’occhio aspetto allungato, considerato molto attraente. Non sarà un caso che ancora oggi rimane uno dei trucchi più amato e usato in tutto il mondo. Ma non finisce qui, sulle palpebre applicavano tinte accese come il verde ricavato dalla malachite, il turchese intenso, il viola, il blu e il giallo ottenuti dalle argille. Particolarmente sofisticata era l’abitudine di truccare la palpebra superiore di un colore diverso rispetto alla parte inferiore dell’occhio: il binomio più frequente era l’azzurro sulla parte superiore abbinato al verde nella parte inferiore. Anche le sopracciglia non erano risparmiate dalla rasatura ma venivano poi ridisegnate con uno spesso strato di Khol.

In generale le abitudini delle popolazioni antiche non si distinguono molto da quelle egiziane. Cretesi, Micenei, Greci amavano in particolare olii e unguenti emollienti che usavano per diversi scopi dalla protezione del corpo dagli insetti alla profumazione e idratazione vera e propria. Ben più dannosa era invece la cosiddetta “biacca” un composto a base di piombo utilizzato per rendere la pelle bianchissima, mentre le guance dovevano avere un aspetto rosato grazie all’utilizzo della polpa schiacciata di more e fichi. Anche la civiltà romana non fu da meno, conosciuti come un popolo molto pulito rispetto ai parametri dell’antichità: amavano pulire i denti strofinandoli con salvia e polvere di corno per mantenerli bianchi e puliti. Frequentatissime da entrambi i sessi erano le terme, molte quali arrivate fino ai giorni nostri erano un importante luogo di ritrovo, qui il corpo veniva lavato con un impasto di olio di oliva e sabbia e poi raschiato via.

Ridefinizione dell’ideale estetico femminile

Per molti anni le abitudini rimasero pressoché inalterate circa fino al XII secolo a partire dal quale l’ideale estetico femminile si ridefinì. Si cercano donne magre, diafane, dalla carnagione bianchissima, grazie all’uso della micidiale biacca, e dalle chiome bionde. Il trucco non è più marcato e si cerca un aspetto naturale. Queste abitudini arrivano al loro apice nel XV secolo, dove l’epoca del Rinascimento segna una rivalutazione della bellezza del corpo. Si ha una predilezione in questo periodo per la fronte liscia, alta e bombata, per ottenere la quale si ricorre al raschiatoio, uno strumento che permette di rasare i capelli fin quasi alla sommità della testa e per impedire che questi ricrescano si ricorre a pericolosi preparati a base di calce viva e solfuro di arsenico. Anche il colore delle chiome viene per le prime volte modificato grazie misture decoloranti a base di zafferano e succo di limone.

Il secolo successivo comunque non fu da meno, si truccano uomini e donne per rendersi attraenti e contrastare i segni dell’età. Vengono pubblicati i primi manuali di bellezza che diventano l’ossessione di questo periodo. Cipria, fard e rossetto sono indispensabili e l’epoca delle parrucche tocca il suo apice. Vanno di moda parrucche enormi e pesanti, incipriate e chi non può permettersi la cipria profumata ricorre alla farina e tutto ciò vale per entrambi i sessi.

La concezione del make-up dopo la Rivoluzione Francese

La Rivoluzione Francese segna un momento di rottura rispetto all’epoca precedente delle parrucche esagerate e della larga diffusione del trucco. Quest’ultimo viene trascurato a favore di un aspetto quanto più naturale possibile.

L’epoca Romantica come insegna la storia, segna una sorta di ritorno al passato per quanto con le dovute differenze, la pelle deve essere sempre bianchissima, gli occhi grandi quasi sottolineati da occhiaie enfatizzate da cataplasmi di inchiostro blu, già le nostre tanto odiate nemiche andavano di moda ed erano considerate attraenti. La pelle diafana era ottenuta da perle triturate e il belletto rosa sulle guance quasi non si usa più in quanto considerato sconveniente. Per la prima volta la chioma ideale non era più bionda ma corvina, a sottolineare il pallore del viso.

Il make-up al giorno d’oggi

Dal ‘900 in poi è storia recente, il make-up si apre a tutte le classi sociali, è considerato sempre meno sconveniente, nascono le case cosmetiche che ancora oggi conosciamo. La moda cambia molto più velocemente e non esiste un unico stile, ma stili personalizzati per ognuna di noi a sottolineare sempre più l’unicità di ogni donna e la sua personale bellezza.

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